lunedì 6 agosto 2007

this is lebanon

si è chiuso ieri pomeriggio il limbo libanese, limbeggiante e delirante allo stesso tempo, dopo l'ultimo manush al formaggio e corsa nel traffico, e controllo di passaporto, e carico e scarico di bagagli da nastri trasportatori.

non più hommous e fattoush, birra almaza, taxi vecchi che strombazzano, cantieri di poveri egiziani che scavano ogni mattina dalle 7.30, quando fanno già 30 gradi e non soffia un filo di vento. non più diplomatici incravattati che ti invitano fuori a pranzo, nel classico posto da attentato (super chic, proprio sotto il palazzo del governo) dopo che per tre mesi ti hanno bombardato di avvisi sulla sicurezza, e che poi passano il suddetto pranzo a leggere fogli. non più transumanze arabe in service che a ogni metro caricano passeggeri, che stipano in ogni dove, mentre suv neri borchiati e con i vetri oscurati e musica araba a palla ti sorpassano. non più resort ultra chic dove ti portano il sushi sotto la palma e mentre tu stai candidamente in bikini a rosolarti, ben protetto da muri non solo materiali, mentre accanto la spiaggia libera è piena di donne velate che cercano refrigerio con i loro 4 strati di vestiti. niente più cedri ovunque e militari sbarbati che prima ti controllano, poi ti sorridono , "ah, italiyye" e si scusano, e ti dicono "welcome in lebanon". niente più succhi di frutta con di tutto dentro e angurie grosse come balene, rovine romane sul mare e grattacieli in costruzione, niente più ragazzi che fanno i tuffi dalla corniche, e tu non sai se è più pericoloso tuffarsi dagli scogli o arrivare nell'acqua putrida con gli scarichi della città, senza filtri, che sboccano proprio lì accanto.
niente più pesce fritto, "kifak? ça va, merci", sorrisi e incazzature, merci importate carissime e merci locali scadentissime, palazzoni di vetro e casette tremolanti con ancora i buchi della guerra, donne velate che ti sorridono tra le pieghe e donne fresche di manicure, ingioiellate e firmate, ragazzi in ray ban e bambini zozzi che chiedono di pulirti le scarpe per mille lire.
niente più montagne a strapiombo sul mare che soffocano ogni alito di vento e anelito di libertà, coperte da cemento selvaggio, spesso non terminato, e niente più valli della bekaa modello autostrada (in costruzione) /pianura padana in uno scenario che da solo rende l'idea delle contraddizioni di questo posto.

in valigia, qualche libro, un sacco di vestiti sporchi, una maglietta di capoeira, un hommous in scatola, e una bandiera italiana con cuciti sopra il cedro del libano e il pianeta del brasile.

this is lebanon

alla prossima
Costy

martedì 31 luglio 2007

meno una

meno una giornata di lavoro, e meno una settimana dalla mia partenza verso l'Italia.

e in quest'ultima settimana gli impegni sovrabbondano! cene, feste, hode di capueira, e poi domani sono a pranzo nientepopodimenoche con tutto il trio (la stupefacente triade eh eh eh) diplomatico al gran completo, classico pranzo di commiato dove noi diremo che lo stage ci è servito moltissimo (a capire tutto quello che non voglio fare nella vita) ed abbiamo imparato tantissimo (come sbloccare la fotocopiatrice quando si inceppa ad esempio, o a scrivere una normale frase soggetto+verbo+complemento in ministerialese doc da 8 righe).
ma gli ultimi giorni sono anche quelli in cui inizi a salutare le persone, o meglio, a dire che te ne vai. perché pare scontato che gli stranieri che arrivano in Libano si fermino, almeno per un bel po' di mesi, che qui turisti non ce ne sono quindi si tratta del cosiddetto "personale internazionale" con missioni di lungo corso, e quindi andasene via dopo soli 3 mesi, che vi giuro a me sono sembrati 10, e non lo dico in accezionie negativa, è un po' haram.
li capisco, e mi sto chiedendo a quali condizioni rimarrei qui.

sembra passato un secolo da quando sono arrivata, che mi sentivo sperduta e piccolina, e ora dopo 3 mesi di abbrutimento/ipertensione cerebrale (data dalla bomboniera il primo e dal libano in quanto tale la seconda), di momenti schizofrenici di euforia o paranoia totale, di giornate a uccidersi di humus labne e tutto il tavolo dei mezze e quello dopo a riso bollito con limone per tappare i bruciori, di gente che un minuto ti sembra persino umana e un minuto dopo delirante, insomma dopo 3 mesi, che a queste condizioni è normale e fisiologico credo percepire come 10, mi chiedo e ora cosa mi è rimasto? cosa ho preso? cosa non prenderei mai? le persone che ho incontrato, cosa mi hanno dato-nel bene o nel male?
mi manca ancora mezzo libano da vedere, tutto l'hinterland villaggesco che se non sei auto-dotato e compagnia autoctona-dotato (nel senso di hezbollah nelle zone hezbollah, drusi nella zona drusa ecc) è un po' complicato da raggiungere in questo momento. domenica ci sono le elezioni parziali per rimpiazzare i due parlamentari uccisi nei mesi scorsi, pierre gemayel (cognome famoso) e walid eido, ucciso da una autobomba megagalattica in pieno giorno vicino alla passeggiata del faro, mentre io candidamente facevo la spesa e mi accorgevo che il cell non funzionava, segno inequivocabile di esplosione in città. e insomma come al solito parte la personale paranoia "sarà pericoloso?" "che me frega me ne vado al mare?", e se due mesi fa avevo giornate di terrore puro, oggi mi sembra quasi normale, e a chi mi chiede la mia personale opinione rispondo che per due elezioni io non rimango a casa, e nemmeno mi preoccupo. i giochi sono molto più grandi che due elezioni locali, io credo, e questo è l'ancora di salvezza/alibi dei libanesi. convinti di non poter incidere sulla vita del paese, fanno la loro, come se niente fosse. e noi idem. che altro possiamo fare?

il libano mi sembra sempre più un paese che strippa all'interno dei mini-confini che ha, schiacciato dai due acerrimi nemici del medio oriente, siria ed israele (che sulle carte libanesi è indicato come "palestina") e da un territorio che geograficamente non aiuta: montagne impervie già dietro Beirut e la valle della bekaa, tesoro archeologico, strizzata come una grande autostrada tra monte libano e anti-libano. insomma, già oggettivamente parte sfigato. e questo logorio che sembra attraversare in questi anni (anche se il dubbio che tale logorio sia in corso da sempre ti sfiora più di una volta) logora anche te. tutto questo mi mancherà tra una settimana? tra un mese? tra tre mesi?

vi saprò dire, per ora me ne vado a letto, che mi preparo psicologicamente al pranzo di domani.

layla saida, bonne nuit, goodnight (and good luck)
Costy

giovedì 12 luglio 2007

live lebanese

al Virgin Store del centro commerciale ABC, meta fighetta di tutta Beirut Est cristiana (ci sono cinema, negozi, ristoranti di tutti i tipi.. il tutto in un'atmosfera bianca e luminosissima da palm beach con terrazze all'aperto, palme e... uomini della "middle east security" in t-shirt nera ed auricolare che ti controllano la borsa ad ogni metro) vendono delle simpatiche magliette (www.inleb.com): "we are different, we are lebanese", "sushi national lebanese food", "think arabic, feel arabic, live lebanese".
si percepisce "appena appena" quella voglia di distinguersi da tutti, arabi in primis, un miscuglio di orgoglio nazionale libanese, elevazione culturale, ma soprattutto voglia di mettere in primo piano la storia differente del libano, la sua apertura all'esterno, la sua storica accoglienza di stranieri, i suoi rapporti commerciali con il mediterraneo, le sue amicizie importanti al di la' dell'oceano, insomma il cosiddetto "fascino libanese".
quello, per capirci, che continua a rendere affascinante ed incazzoso allo stesso tempo questo posto, quello che fa rimanere qui a vita giornalisti del calibro di mr. robert fisk e le spie dell'occidente in pensione, quel senso che puoi passare qui tutta la vita a cercare ma continuera' a sfuggirti, ed e' per questo che ci rimani, perche' qui succede tutto cosi' in fretta che nemmeno te ne accorgi.

allora stamattina ho deciso, dato che il lavoro ferve, di mettermi qui a raccontarvi un po' di "features" libanesi.
per prima cosa, non si butta la carta igienica nei gabinetti. le condutture fanno schifo, e non credo esistano depuratori ecc, per cui in qualsiasi luogo, anche nell'hotel chic, nel centro commerciale californiano o qui nella bomboniera italiana, accanto al wc c'e' un simpatico cestino dove gettare la carta igienica. voi direte "e come si fa quando..?" si fa, si fa.
e' una cosa che io ormai do' per scontata, ma quando l'ho raccontata la gente mi guardava incredula, allora ho pensato che forse non era cosi' scontata e che valeva la pena raccontarla! il top e' stato che nelle due settimane che ero via, tra londra e roma, continuavo a buttare la carta nel cestino! e cmq, e' l'unico modo per rendersi conto quanta carta igienica si butta ogni giorno!!

seconda cosa che mi viene in mente, qui si mangiano un sacco di carote. te le servono come snack, mentre sorseggi la birra almaza (nazionale) o il cafe' blanc (infuso di fiori d'arancio profumatissimo che non ha niente a che vedere col caffe'),la limonata alla menta o quello che vi pare, tagliate a bastoncini e immerse nel succo di limone. buonissime!!

altra cosa alimentare che mi piace un sacco e' che insieme ai mezze', gli antipastini di quelli che ti sfondi, cioe' homos, mutabala ecc, ti portano sempre un piatto di verdure crude tagliate, di solito pomodori, cetrioli, cavolfiori, olive e un sacco di menta fresca! insomma tutto molto sano!

altre cose: il sistema elettrico fa schifo, la compagnia elettrica e' nazionale ed e' famosa per rappresentare il buco nero del bilancio dello stato. la luce salta almeno 3-4 volte al giorno, per cui tutta la citta' si e' auto-fornita di generatori in ogni zona, ed ogni casa ha quindi almeno un collegamento a qualche generatore li' intorno. solo che, per ovvi motivi, quando salta la corrente tutti si attaccano ai generatori, quindi saltano anche quelli per sovraccarico, e allora qual'e' la cosa migliore? attaccarsi a piu' generatori possibile!!!! ecco spiegato l'intreccio di fili a vista stile campo profughi che si vede in ogni angolo della citta'! tra i ricchi come tra i poveri! anche se i ricchi qualche generatore in piu' ce l'hanno.

scene di vita quotidiana: ieri ero in una piscina, di quelle enormi con mille bambini dentro che sguazzano strillano e urlano e non vedono l'ora di schizzarti, ragazzi col narghile i rayban e l'mp3, uomini con la panzetta che si fanno la corsetta e mamme che chiacchierano amabilmente mentre i figli si uccidono in piscina, un casino da morire dalle risate! ero credo l'unica ragazza tra i 15 e i 45 anni, quindi ero un po' l'attrazione del momento, un ragazzo coraggioso mi si avvicina e cominciamo a chiacchierare. cosa fai cosa non fai, ti piace il libano, da quanto sei qui... ah lavori in ambasciata? mio zio deve fare il visto! deve venire venerdi'! e tu vaglielo a spiegare non solo che non puoi fare nulla di nulla, ma che sei anche l'ultimo gradino (dei piani sottoterra per intenderci) dell'ambasciata e hai meno considerazione delle piante del giardino, che almeno quelle le inaffiano!! cmq, gentilissimo, come tutti, si congeda (dopo sforzi lo ammetto) dicendomi "anything, really anything you need in lebanon call me. you are my guest". su ogni persona che conosci qui ci potresti contare per qualsiasi cosa, e questa e' una cosa molto bella, che va al di la' del senso di ospitalita', e' una forma di amicizia, rispetto, non so, che noi dovremmo solo imparare!
esco dalla piscina e fermo un service, un taxi scassato che ti porta da zona a zona a prezzo fisso 1500 lire, e spesso ha gia' dei passeggeri dentro o li raccatta per strada se vanno nella stessa direzione (infatti tu quando li fermi gli dici dove devi andare e se vuoi il taxi o il service, e se per loro va bene ti dicono di entrare, altrimenti alzano il mento e ripartono, che la prima volta ti sembra un po' cafone ma poi capisci che non e' che possono stare a fare salamelecchi ad ogni passeggero), e dentro c'era gia' un signore, e chiacchieravano. mi chiedono di me, io racconto, il signore traduce per il tassista. il tassista stava mangiando un pane al formaggio, io gli faccio in arabo "buon appetito" lui si gira e mi chiede se voglio assaggiare! io sorridendo, no grazie, lui richiede, io no, alla terza volta (si chiede sempre 3 volte, e io avevo una fame nera lo ammetto) gli stacco un pezzetto. solo in libano puoi mangiarti il pane del tassista insieme a lui (e all'altro signore)!! sono, come tutti i tassisti, dei gran paraculi, ma sono veramente la porta del libano e della citta' e ti fanno morire dalle risate! alla fine ci salutiamo tra mille auguri e contro auguri (tra cui take care e stay safe!).

ultima cosa: che lingua si parla in libano? boh?!
di sicuro il libanese, un dialetto arabo che per quanto loro lo spaccino molto simile all'arabo classico non c'entra proprio nulla. vocaboli, verbi, frasi fatte, li devi solo imparare a memoria, nessuna regola ti sara' mai spiegata. in piu' tendono a pronunciare tutto in "e", e per questo li abbiamo ribattezzati i baresi del medio oriente. a parte questo, tutti maneggiano inglese (piu'o meno tutti ma piu' i musulmani) e francese (piu' i cristiani), qualcuno parlicchia italiano, perche' (e li' ti attacca la pezza) da giovane e' stato in italia ecc ecc, e molti ragazzi parlano italiano, spagnolo, portoghese, a seconda di dove hanno studiato, viaggiato.
la colonizzazione francese e la lunga storia del libano come centro del mediterraneo ha fatto si' che molte parole europee siano state arabizzate, e molti nomi della citta' non siano arabi ma francesi, traslitterati poi in arabo. esempio: rawche', gli scogli, da rocher, roccia in francese.
gli stessi libanesi, soprattutto le nuove generazioni o quelle dei nostri genitori, non parlano sempre arabo tra loro, e spesso ci infilano parole straniere. e' facile sentire anche mamme libanesi che si sgridano i loro bambini in francese e in inglese!
ecco che allora si formano le frasi classiche: "hi, kifek (come stai)?" risposta "ca va", o, per congedarsi, "jalla (universale), bye". sulle magliette ci sono anche quelle!

baci
Costy

lunedì 9 luglio 2007

l'assassino è il giardiniere

ero a cena con gente varia, in uno di quei ristorantini all'aperto con i tavoli striminziti che ti riempiono di mille piatti e piattini, mezzé, arak (un liquore bianco all'anice imbevibile), pane, olive e ogni due minuti arrivava un nuovo piattino (fattoush, homos, mutabala, salsiccine, rustici, polpette, spiedini, pinzimonio...) e magicamente zac si trovava il posto.
insomma ero a cena, tra cooperanti, capi, collaboratori, io imbucata e via, e tanto per cambiare si è finiti a parlare di politica. quale politica? quella libanese quale altra sennò? il che vuol dire, per estensione/inclusione di stati uniti, siria, iraq, palestina e il grande israele. al tavolo con noi anche una voce libanese, una ragazza.
sai quando non senti mai parlare di una cosa, e appena la senti nel giro di 3 giorni la senti mille volte? ecco. finché non sono arrivata in libano non avevo mai minimamente considerato l'ipotesi remota che hariri potesse essere stato ammazzato dal mossad. l'idea mi faceva e mi fa tuttora ridere. fa molto 007 degli anni 70, quando il libano era pieno di spie e ci si giocava la storia su ogni centimetro di beirut.
ora, intanto pare che ste famose spie non se ne siano mai andate (esempio: un giorno ero in macchina con un mio amico unifil e un tipo libanese che ha un bar sotto la mia ex casa, e il mio amico gli fa: vedi quello? è uno della cia. e il libanese gli fa: e tu come lo sai? e lui: lo sanno tutti!) e che gli internazionali che sono qui o sono cooperanti/nazioni unite ecc o spie.
poi, un po' di tempo fa a londra ero a cena da un teleoperatore libanese (premessa: tutti i libanesi sono esperti di politica, come tutti gli italiani sono esperti di calcio), che ci fa una capoccia così
su israele, sul fatto che hariri lo ha steso il mossad, sul fatto che tutto è controllato da israele, che sarkozy l'ha messo israele, che blair l'aveva messo israele e che, questa è il top, anche i palestinesi in libano ce li ha messi israele e sono suoi alleati. allora, premesso che io non sono una fan della politica israeliana e con me è facile sfondare una porta aperta, mi veniva da fargli una solenne pernacchia e digli "ma che stai a dì!!". impossibile, meglio lasciarlo continuare nella sua ossessione complottista, mangiarsi la cena e via (non senza qualche difficoltà!). comunque, pensavo fosse un caso isolato, e per di più radicalizzato dalla lontananza dalla terra madre che ti fa difendere le tue radici a tutti i costi.
invece ho scoperto che molta gente, libanese e non (ma i cooperanti non fanno testo sulla politica, detto tra noi secondo me non ne capiscono molto, ed è già tanto se sanno distinguere i cristiani dai musulmani), la pensa così. adesso è anche uscito un libro di non so chi, e sta libanese a cena ne parlava come se fosse la rivelazione del millennio "la vera storia" sulla morte di hariri. "d'altronde, la siria nega (e che avrebbe dovuto fare?), l'arabia saudita non aveva interesse (il principe abdallah era uno dei migliori amici ed alleati di hariri quindi io st'ipotesi non l'avrei troppo presa in considerazione), e alla fine israele ne ha guadagnato facendo uscire la siria dal libano".
ok, logicamente ci può anche stare, alla fine cia e mossad hanno fatto fuori un sacco di gente ecc, però quello che io dico è questo: allora, se questa idea è tanto diffusa, vuol dire che qualcuno l'avrà diffusa, cioè vuol dire che da qualche parte parte questo messaggio, e che ci sarà un interesse a mandarlo no? ora, qui trova solo del terreno strafertile, dato l'odio galattico dei libanesi per israele, che ogni 2-3 anni gli fa una guerretta così, tanto per rompere le balle e buttare giù i ponti appena ricostruiti, e lo stesso odio galattico dei libanesi, unica cosa sulla quale sono tutti uniti ma proprio tutti, per i palestinesi, relegati in campi profughi all'interno delle stesse città (beirut, tripoli, tiro, sidone..), estromessi da professioni, proprietà, vita umana.
ora, magari l'avrà pure fatto fuori il mossad, ma quello che mi fa profondamente incazzare di questa gente, tanto bella ospitale e tutto quanto testarda, è che per qualsiasi cosa la colpa viene data automaticamente a stati uniti, israele. siria( un po' meno, il che mi fa pensare che la libertà tanto sbandierata dal potente occidente sul libano desirianizzato alla fine non sia poi così tanta) che sicuramente hanno causato danni inimmaginabili a questo posto, usandolo come terreno di scontro, rovinandolo e stremando la gente, ma tutto questo è stato possibile anche perché tanta gente, molta della quale è ancora qui adesso, in carica, dopo aver cambiato schieramento circa 200 volte, è ancora qui. parliamo di lahoud? piazzato qui dalla siria, e ri-piazzato a forza, (hariri fu costretto a dimettersi perché non accettò di mettere ministri prosiriani nel governo, quando gli era stato promesso che se non avesse osteggiato la rielezione di lahoud poteva in cambio formare un governo proprio, il tutto 4 mesi prima di essere ammazzato) e dovrebbe andarsene si spera a novembre e solo il parlare di elezioni qui fa zittire tutti, e si prevedono altro che le quattro bombette del mese scorso. parliamo di aoun? grande nemico antisiriano ora magicamente alleato di hizbullah in cambio di un appoggio alla presidenza in sostituzione del suddetto lahoud? parliamo dei figli, dei fratelli, dei nipoti, dell'uomo/santone jumblatt che riceve ancora i suoi fedeli per le udienze tipo capomafia nella sua villa tra i monti? la guerra civile non è poi così lontana, è finita solo 15 anni fa. nulla. la siria se n'è andata 2 anni fa. niente. e non ci credo che la sua gente se ne sia andata. qui ci sono mille giornali, giornalisti, ogni giorno visite politiche, si è sempre al centro della scena, ma in fondo in fondo noi che ne sappiamo di tante cose? i libanesi cosa ne sanno? loro si fidano del loro leader, per appartenenza confessionale a priori, e basta. il resto è quello che dice il leader, il messaggio che passa il governo.
ora, io non credo che bashar in persona abbia piazzato o dato ordine di mettere quella tonnellata di tritolo che ha fatto saltare in aria una strada e un albergo (la via è stata riaperta poche settimane fa, dopo più di due anni), hariri, le sue 7 macchine blindate di convoglio e altre 20 persone circa. ma nemmeno un pazzo che passava per strada. questo purtroppo non lo sapremo mai e vabbè.
ma possibile che questa gente, che ha vissuto conflitto di tutti i tipi, che vive nella normalità delle bombe intimidatorie, che ne sa a pacchi di politica, che nasce e vive lì dove la storia del medio oriente si fa e si respira, sappia dire solo "è colpa degli stati uniti e della loro politica di democratizzazione"? "america want learn us democracy" è la classica frase ironica. e tu sai che dietro a quel "america" putroppo ci sei anche tu. diglielo pure che la guerra in iraq non la volevi, che sei contro l'ideologia dello sviluppo dello sviluppato che aiuta il sottosviluppato, che ecc ecc. ma sai bene che se loro non sono capaci dare le colpe anche al proprio interno, la colpa te la senti un po' anche te.

secondo me negli anni 70 era più figo. almeno tutto il casino di spie e contro spie aveva un senso. ora c'è solo un gran delirio, un irrigidimento delle posizioni, e a parte tutti i discorsi su israele stati uniti e co., io vedo solo una grande lotta all'interno per posti, denaro, potere, controllo, alla quale chi passa ci si aggancia per i propri interessi. molto meno poetico, spionistico e strategico, insomma non vedrò brad pitt correre per le strade di beirut. pazienza.

buonanotte,

Costy

martedì 3 luglio 2007

eco-libano: si riparte!

Quando domenica mattina non ho visto uscire il mio bagaglio dal nastro di malpensa con il volo per Beirut di lì a due ore scarse mi sono detta se era sfiga nera, e che cavolo gli avrò fatto di male io a sto Libano. Dentro avevo anche un pacco di gocciole tra l'altro... Pensiero immediato: andate tutti a quel paese (in una parola sola che inizia per vaff). Pensiero immediato n.2: così è troppo facile. In quel preciso istante ho deciso di sfidare sto Libano, eccheccavolo. Non sarà una valigia in meno, la gente rigida e inamidata che ormai sono abituata a conoscere e altro ancora a fermarmi, ad un mese dalla fine. E figuriamoci se mi faccio fermare dalle bombe.
Parto con il mio zainetto e la borsa di cammello marocchino gentilmente prestatami dal nick, e amen, crollo sul sedile dell'aereo e mi risveglio a Beirut. Ora: le 3 di pomeriggio. Ora percepita: non si sa. C'è un super sole e un super caldo e io sono un super straccio. A sera tarda, dopo lezione di capoeira che eravamo in 3 e io dopo 1h e mille calci e salti stavo per dichiarare fallimento, insomma alle 11 di sera raccatto le mie 4 cose rimaste (le altre erano a Malpensa..) e mi trasferisco a casa nuova. Ragazzi un cambiamento di umore così repentino non mi era mai successo!! Il fatto di avere una cucina, un balcone, e qualche persona con cui scambiare 4 parole che non siano i rispettivi cv mi ha disteso, e mi sono fatta un sonno mega (su un letto mega con arietta fresca che arrivava dal balcone). Non credevo, davvero.
In realtà non è cambiato molto, la gente inamidata è rimasta tale, e anche quella deficiente (anzi quella mi sembra peggiorata..), però sapere che almeno "il resto" lo posso migliorare, e non me ne rendevo conto, mi ha svoltato.
Il vento ha affievolito sto caldo desertico che sennò ti ammazza, e il cielo è limpido. i check point si sono spostati, e il traffico è ripreso. se cammini per strada ti vengono i polmoni neri, viva Beirut!
Nel pomeriggio di ieri sono andata a fare un giro al quartiere armeno, perché ho deciso che ci sono troppe parti di Beirut che ancora mi mancano da vedere, e dopo 8h di pc ci voleva. E non avevo nessuna voglia di pulire il frigo che credo non fosse mai stato pulito in 6 mesi. Un quartiere super tradizionale, nel senso che non aveva quei contrasti che percepisci a Beirut downtown. ci sono negozietti di tutto, e vecchietti che giocano a backgammon per strada, ragazzi che bevono birra, provano i motorini e si tirano le mandorle, e niente stona con niente. Niente palazzoni in costruzione, niente suv in giro, niente ragazze rifatte. E gente super gentile e super discreti. Armeni, chi erano costoro? si dicono tante cose degli armeni libanesi, che sono pochi e quindi stanno sempre col governo, che hanno pieno controllo del loro territorio e sono una comunità molto chiusa, ecc ecc. E' pieno di negozi di tessuti e scarpe, e ho fatto l'affare del millennio: imitazione delle birkenstock infradito con fiorellini in rilievo, in puro cartone similpelle (credo anche usa e getta), 5 euro. Il tipo del negozio, un ragazzo che lavora diamanti (!!!) e ogni tanto sta al negozio del padre, ci impezza per circa una mezz'ora, a me e al mio amico attore/scrittore fiorentino che pure lui c'ha una chiacchiera che non lo stacchi più, e chiaramente ci fa capire 1.che gli armeni non sono arabi/musulmani (ha un po' mischiato) 2. che lui ha passaporto libanese (è nato e cresciuto qui) ma non è libanese, e altri distinguo vari. Però alla fine ti chiedi, anche sto popolo alla fine è stato ben sfigato, e anzi di loro nessuno parla (né sa dov'è l'Armenia), e loro se ne stanno lì, buonini, che si adattano ma ovviamente ci tengono a distinguersi e a tutelare cultura e tradizioni, ma senza fare guerre, sputare odio, allearsi con questo e poi con quello contro questo, o rinfacciare le loro pene.
E allora uno pensa che si può. o è facile retorica?

Altro pensiero/appello: sabato è la giornata della Terra (07/07/07), Live Earth. Parliamoci chiaro: l'umanità sarà tanto bella ma sporca un sacco, e sempre di più. In Libano è quasi impossibile essere green, non hanno nemmeno le discariche per l'immondizia, si spreca energia, calore, benzina, il 90% delle marche, anche locali, è in mano a multinazionali ecc. ma non dispero, e ogni tanto mi rimetto sulla diritta via del non-inquinamento. o almeno ci provo. Oggi ho comprato il tonno dolphin-safe, e mi sono ricordata di fare le scale a piedi. poi avrò fatto anche altre mille cose che non si devono fare ma vabbè.
Insomma, questo sabato siate ecologici, e possibilmente continuate ad esserlo. Se poi siete in una delle città dei concertoni (quello di Rio è sulla spiaggia di Copacabana...) meglio! Chissà se anche a dietro tutto questo c'è AMG..
Noi andremo sui monti a fare un eco-weekend di capoeira (com'è la capoeira ecologica? e che ne so?) con eco-barbecue annesso, ed altre eco-cose.
Per altre info have a look: http://www.liveearth.org/event.php

Io me ne vo a nanna,
saluti e baci da Ashrafiyeh, coiffeur Zeidan, 2° piano. Mi sono anche messa a dieta, spero che duri oltre le solite 12 ore. Eco-dieta, naturalmente!

jalla bye,
Costy

martedì 26 giugno 2007

pausa di riflessione: "I wish I was in Jamaica"

salve a tutti scusate l'assenza.
ero/sono in pausa di riflessione.

dopo aver ricevuto l'autorizzazione del presidente della repubblica, del parlamento riunito in sessione plenaria e del congresso americano mi sono presa dei giorni liberi, e sono andata a prendere un po' (un bel po') di fresco in terra inglese. appena capisco come si mettono le foto metto anche quelle, nel frattempo fidatevi dei miei racconti! sono andata a vedere i bagni romani di bath, per onorare le mie discendenze ovviamente, ho dormito in B&B degni di un romanzo dell'Ottocento, con signora che la mattina oltre a raccontarti la storia di ogni mattone e albero dei cinquecento villaggi più vicini ti chiedeve "How do you like your eggs?" e ti riempiva di fette di pane tostato e marmellata fatta in casa, mentre cani e gatti ti si addormentavano sui piedi (e tu con loro), sono andata a vedere (da lontano, ammetto ho fatto la pulciara ma tanto i sassi sono sempre quelli) stonehenge e la cattedrale di salisbury, dove per entrambi devi fare un mutuo per entrare, e mi sono beccata la pioggia il 24 giugno coperta tra calzettoni di lana, cappello brand new e mille sciarpe e sciarpette. ah, sono anche andata a sciacquare i panni inglesi ad oxford (la cultura passiva fa sempre bene, cammini tra i college e già ti senti istruito!), in realtà li ho sciacquati nel pimm's, che è una specie di spritz locale alla frutta di quelli che quando te ne accorgi, cioè dopo il decimo bicchiere, è già troppo tardi! in london, ho rischiato la multa in metropolitana (ah, questi italiani.. ma l'atteggiamento gnorri che ho imparato in ambasciata ha premiato! ah vedi che sto stage a qualcosa serve) e visto come i ragazzi posh di shoreditch vivono facendo "gli artisti" (1 caffè: 1.85=3 euro, una gonna cioè un pezzo di tela, 40 euro. giusto giusto artisti..), ho incontrato la vastissima comunità di italiani amici miei all'estero , mangiato schifezze e accolto con gioia la riappacificazione tra il principe william e la fidanzata, ho visitato mercatini di ladri di tutto che rivendevano tutto, tubi dell'aspirapolvere e canne di bicicletta inclusi, e quartieri afro che la domenica mattina dopo la messa sembrava di stare a new orleans, mangiato cibo etiope (davide ti risulta un pane che sa di limone?) e comprato foulard da mami. insomma, una botta de vita, come si dice in arabo.

la pausa di riflessione continua, dopo che ti ricordi che devi andare in libano, che il libano esiste, e che domenica sono morti sei soldati unifil. e sabato altre 8 persone negli scontri a nord. si torna alla dura (per i libanesi) realtà. è arrivato il gran caldo, di quelli che ti otturano cervello e sensi, semmai ne avessi ancora qui in libano, e qui, ora, in mutande con l'aria condizionata a palla e lo zaino da dis-fare, ho deciso che è arrivato il momento delle svolte.
se maometto non va alla montagna, il libano va alla costy. jalla.

punto 1. domani vado in pausa di riflessione a casa per qualche gg, a vedere tutta la gente che doveva venire a trovarmi e ovviamente ha capito che non era molto il caso, a fare il pieno di sole e calmesse e cucina della mamma. bush mi ha autorizzato. e anche il consiglio di sicurezza dell'onu. e la mia capa è in ferie.

punto 2. cambio casa. via il convento della nonna, con topi e bestie varie (ho trovato delle strane cose nere nella doccia... se non fosse che sono al chiuso giurerei cacche di pipistrello -ergo saranno cacche di qualcosa che non voglio nemmeno immaginare scusate la franchezza) e il cucinino che puzza con la donna delle pulizie (pulizie per modo di dire) che si frega la roba. avanti appartamento enorme con 3 ragazzi italici doc, cucina mega (e frigo mega!) e balcone dotato di ogni confort, tra cui basilico per il pesto, barbecue, narghile e piastra per il pane.

punto 3. il lavoro non si può cambiare, ma gliela devo fare. solo per non dargli la soddisfazione di farmi crollare. al leccapiedismo ministeriale, come al giro di comunicazioni/non-comunicazioni gerarchiche non cederò mai. non arriverò mai al punto di rubare penne e scotch dall'ufficio (chissà perché la cancelleria sta in cassaforte..) o telefonare ai miei amici in brasile dalla scrivania, ma almeno "sulla carta" (che qui è l'unica cosa che conta) sono a posto.

punto 4. vita libanese nel weekend. mare mare e ancora mare. o almeno questo è quello che mi sono proposta. altro non si può fare per adesso. al nord combattono, al sud dopo l'attentato di domenica i controlli saranno enormi e non vale la pena andarsi ad impelagare in inutili situazioni. e alla fine sto paese è lungo 100 km x 40. lo spazio è quello!! seguiamo i libanesi. dove vanno loro andremo noi. e allo stabilimento di pierre e friends il pesce alla griglia è buonissimo! in più tra 2 domeniche si commemora l'anniversario della guerra di luglio scorso, ed è in programma una peace parade. spettacolo di capoeira (non mio ma sto migliorando) incluso.


oh, come mi cambia l'umore quando non sto lì dentro!! indovinate dove...

baci a tutti
"I wish I was in Jamaica"... (sentito da una big mami afro su bus double-decker in piena zona 1 di londra)
a presto le foto

Costy

mercoledì 13 giugno 2007

sondaggio

un po' qualche consiglio "paternale", un po' la mia convinzione sulla libertà di espressione e pensiero nel momento in cui non lede nessuno

chiedo a voi, che leggete da fuori, un semplice parere:
dovrei cancellare il post precedente "perché potrebbe ritorcersi contro di me, offendere qualcuno, ecc ecc?"

idee, pensieri, consigli, impressioni anche diverse dalle mie (che rimangono quelle, e non mi faccio problemi diplomatici a dire)

anche per capire se voi sto blog lo leggete?! vi interessa?!?! ci siete?!?!?!?!

baci libanesi

Costy

domenica 10 giugno 2007

arrivederci a sing sing

non dovrei scrivere queste cose. non solo perché ho firmato fogli in cui dicevo che quello che faccio vedo sento al lavoro è segreto di stato (i riassunti delle notizie economiche dei giornali?!), e credo che questo includa anche i miei pensieri. ma perché uno si fa sempre un po' di problemi.. ma questa forse è già la mentalità dell'ambasciata che mi sta invadendo il cervello, nonostante i miei mille sforzi, e poi penso che ce l'ho a fare un blog se non ci posso scrivere quello che penso? e soprattutto, che ce l'ho a fare un cervello??? e poi, oh al massimo un bravo avvocato lo troverò.. o chiederò ad avvocati senza frontiere...

insomma, tutta questa premessa per dirvi che questa settimana al lavoro è stata veramente deprimente. non che le altre non siano state da meno in realtà, ma ogni venerdì arrivo a dire, stavolta è stata peggio. la premessa è che sono qui da un mese, e non ho NIENTE da fare. niente di specifico, nessun compito, se capita qualcosa (avanzi si intende, o robe che qualcuno non ha voglia o tempo di fare) bene, altrimenti passi la giornata ad ammuffire davanti al pc. da un po' di giorni ho iniziato a portarmi un libro da leggere. per non dover salire ogni mezz'ora a chiedere se posso fare qualcosa e sentirmi rispondere che nessuno ha tempo ma non c'è niente che mi riguardi.
l'altra stagista, col fatto che sa l'arabo, l'hanno messa, molto paraculamente secondo me, ad aiutare la traduttrice con le rassegne stampa e il survey dei media (tipo sentire la radio se succede qualcosa a nord, riassumere i titoli dei giornali, perché di 40 persone che lavorano in un'ambasciata in LIBANO - non bahamas - non ce n'è uno che sappia mezza parola di arabo). ovviamente a loro è andata di gran lusso che sia arrivata una che sa benissimo l'arabo, perché non era richiesto (infatti hanno preso anche me!!), ma vabbè. italian job.
per me, all'inizio grandi discorsi: occuparsi delle questioni economiche, dare una mano nel settore della cooperazione, seguire la questione dei campi palestinesi, fare ricerche. e io pensavo, dai mi è andata grassa. moolto meglio del previsto.
ora sono scesa sotto il "molto peggio". lavoro inutile a parte, è l'ambiente umano che mi agghiaccia. ma andiamo per ordine.
lavoro: i rapporti economici sono diventati i riassunti delle notizie economiche dei giornali x mandarle a roma dove qualcuno al mae forse li leggerà, ma io non credo, e sinceramente spero che un funzionario degli esteri per informarsi sul libano usi internet e non aspetti i telex setttimanali delle stagiste. cmq, dati i casini a nord da roma ci hanno detto che in questo momento delle notizie economiche non gliene può fregare di meno.
delle ricerche sui palestinesi nemmeno a parlarne, dato il bordello che sta succedendo a beddawi e nahr el bared. anche se il mio pensiero da political scientist è che se non le fai nei momenti di crisi le ricerche ma quando le vuoi fare?? se fosse per me, andrei su, intervisterei, andrei all'unrwa, ecc. ma you know, non sotto il nome dell'ambasciata. da quando ho firmato il progetto formativo ho firmato la rinuncia alla mia indipendenza, putroppo anche intellettuale. "non è il caso" (frase da mandare a memoria), argomento chiuso.
la cooperazione: i miei rapporti con la cooperazione per ora sono i mille amici cooperanti con i quali usciamo, andiamo al mare, facciamo bbq, andiamo a capoeira ecc. lavorativamente parlando, mi hanno dato da leggere qualche progetto, e detto di scrivere qualche scheda riassuntiva da tenere nell'archivio dell'ambasciata. utili che nemmeno ve lo sto a dire.
poi, due esempi di cose che mi hanno gasato e poi ho ricevuto la zappata. anzi 3.
1. decidiamo di aggiornare il sito, e mi danno carta bianca (perché loro non hanno idea né tempo, ma vabbè, a me diverte e almeno faccio qualcosa). faccio, scrivo, organizzo, chiamo la coop ita per i link, scelgo cartina del libano ecc ecc. vado da chi di dovere e mi sento dire: 1 che bisognerà decidere le cose definitive da scrivere per motivi di immagine, serietà ecc ecc né troppo né troppo poco ecc ecc quindi una cosa che non avverrà mai. 2 per mettere le cose sul sito ci vuole troppo tempo ci vorrebbe una persona apposta (e io che ci sto a fare??) e che fare il sito vuol dire togliere tempo ad altre priorità ( qui funziona solo a priorità= a gerarchia).
2. domenica scorsa c'è stato un altro scontro a sidone, tra esercito e un secondo gruppo islamista pressoché sconosciuto. mi viene chiesto, "dato che tu sai usare bene questo tipo di fonti", se potevo fare qualche ricerca. non mi sembrava vero!! mi sono giacomellizzata, ho cercato su tutti i siti possibili, letto, guardato, fatto, studiato. insomma tiro fuori la relatrice internazionale che è in me e scrivo sta analisi da paura. niente giudizi, solo dati, fatti e possibili idee e collegamenti con scena locale e internazionale. porto su (io sono due piani sotto, tra ice e visti, ricordo), e mi sento dire "è molto interessante, ma è troppo politica e piena di giudizi. magari la teniamo per noi".
3. il top. chiedo di assistere ad una riunione con la coop ita per l'approvazione di alcuni progetti, un po' per riempire la giornata, un po' perché pensavo che potesse servirmi a qualcosa. risposta: non sono autorizzata, non sono ammessi esterni (non credevo di essere un'esterna!!), "non so come mi possa essere venuto in mente".
vi giuro che dopo questa scena, venerdì mattina ero pronta a dirgli guardate sto stage a me non serve a niente quindi ciao, e a trovarmi qualche altra cosa da fare. dire che ero demoralizzata non rende l'idea.
non è solo il nulla da fare, tanto che io mi sto chiedendo cosa ci hanno chiamato a fare, ma è proprio quest'atmosfera che tu non sei niente, devi essere tenuto al di fuori di tutto, addirittura due piani sotto, il che vuol dire essere sempre messo nelle condizioni di dover andare a chiedere, implorare, sbattersi, ed essere messi in stand by per ore. quest'atmosfera che chiacchierare con uno vuol dire inimicarsi gli altri, che tutti sospettano di tutti, che devi misurare non solo le parole ma anche i pensieri, CON TUTTI. che tutti si sentono ambasciatori, e se non bussi quando entri nella stanza di un funzionario anche se lo conosci sei guardato male. non sta bene, non si può, meglio di no, e questo giro di comunicazioni per cui nessuno può prendere iniziative (anche mentali) se non sei autorizzato, da chi non se sa, sono le basi dell'atmosfera diplomatica. è rivoltante. passo 8 ore al giorno in silenzio, e quando torno a casa mi metto a dormire dalla stanchezza, anche se non ho fatto niente. cerco di lasciarmi scivolare tutto addosso, perché non sono qui per lo stage ma per il libano, ma quando ci passi i tre quarti della settimana dentro, è pesante. è pesante non avere amici, o semplicemente confidenze, è pesante questo muro di procedure, etichetta, che è fa quasi ridere per quanto è fuori luogo o tempo.
la beffa, oltre al danno, è che condito a tutto questo ti senti dire che "anche mandare fax e chiudere buste è un'esperienza". come se già mettere piede dentro quel rettangolo di stato italiano (manco fosse il mit che entri e ti senti già acculturato) fosse la grazia di dio che il mae crui ti concede. non è solo un discorso di "scusate se ho un cervello - e non sono venuta qui a chiudere buste", ma certe volte anche "scusate se sono una persona". mortificante.

sto seriamente pensando di andare a fare le spremute di limone sul lungo mare. se ci metti la menta, zucchero e un po' di acqua di fiori di arancio sono buonissime!!

tere, ma anche in al jazair era così? ti prego dimmi di no, che sennò se uno pensa che nel mondo ci sono 180 ambasciate italiane si suicida.
i posti li fanno le persone, per carità, e ho come l'impressione che tutto questo nelle altre ambasciate straniere non avvenga (il diplomatico brasiliano viene a capoeira con me l'ho convinto io!!e lui mi ha consigliato dei libri da leggere.e si chiacchiera di altre cose che non siano il lavoro e i rispettivi cv). no, sono certa che questo atteggiamento di supponenza e presunzione sia tutto italiano. c'è gente che si fa arrivare l'acqua lete con i container (tanto le tasse doganali non le pagano) e poi invita a cena le stagiste per far mangiare loro il pesce sennò, povere morte de fame, quando gli ricapita? gli ho ripulito i piatti ovviamente.

credo che dopo questo post finirò in galera, quindi esprimo i seguenti desideri: invece delle arance vorrei la limonata alla menta, vorrei essere messa nello stesso braccio di paris hilton così mi faccio due risate, invece dell'ora di aria vorrei la lezione di capoeira.

arrivederci a sing sing, vi aspetto numerosi.
Costy

martedì 5 giugno 2007

i fasti libanesi

Beirut, che negli anni 60 era chiamata la "Parigi del Medio Oriente", è famosa - quando non ci sono conflitti in corso, non tirano bombe, non ci sono crisi politiche... cioè MAI - per la bella vita (di chi se lo può permettere), per i ristoranti eleganti, i begli alberghi, le discoteche. I negozi più diffusi sono BANCHE, gioiellerie, BANCHE, pasticcerie-gioiellerie, BANCHE, alberghi mega, BANCHE, ecc. di sicuro se finisci i soldi puoi andarli a ritirare praticamente ovunque. Puoi ritirare in lire libanesi o in dollari, e in qualunque posto, anche dal taxista pazzo (sono tutti i pazzi i tassisti), puoi pagare o in lire, o in dollari, o un po' e un po'. il cambio è fisso quindi fare i conti è facile. almeno quello.
forse più che parigi sembra una Ginevra, però dei poveri. cioè, mezza decadente, mezza fantasma. accanto ai mega palazzoni in costruzione ci sono ancora gli edifici mezzi distrutti, che rimarranno così probabilmente, o perché ci abitano dei poveracci, o perché fare un albergo lì non serve. gli unici edifici nuovi infatti sono banche, alberghi, centri commerciali.. le case non le toccano manco un po'. in più, i nuovi palazzoni sono totalmente vuoti. costruiti col cash petroldollaresco del Golfo (manifesti "thank you Kuwait" praticamente ovunque) saranno destinati a usi ovviamente commerciali, e altrettanto praticamente ovunque, tranne le valli piu' interne, esistono edifici, in costruzione o finiti, vuoti. guardi la collina, ed e' piena di palazzi. ti muovi a sud, o a nord, e per 40-50 km nelle due direzioni e' tutto costruito. una fila ininterrotta di malls, ristoranti, alberghi, palazzi. anche nel paesino piu' sperduto si costruisce senza sosta. cioe', si inizia. poi tutto rimane a meta' (un infarto al capomastro??).

la vita in citta', normalmente (cioe' non adesso), e' movimentata. i locali notturni sono pieni durante tutta la settimana, e in qualsiasi ristorante dal giovedi' alla domenica bisogna prenotare. ci sono ristoranti italiani, messicani, francesi, bistrot, bisteccherie, cinesi e sushi bar. tutto. prezzi quasi proibitivi. cioe', niente di inaffrontabile per un turista italiano, ma per i libanesi diciamo artigiani o commercianti nada. chi ci va visto che sono sempre pieni? i libanesi ricchi. che sono concentrati a Beirut, e appartengono alla fascia cristiana (o musulmano sunnita). e infatti i ristoranti piu' cari sono proprio nella zona cristiana.
Praticamente il Libano e' diviso in due: il 10% della popolazione, cioe' 400.000 persone, un terzo della popolazione di Beirut, detiene l'80% della ricchezza. guarda caso principalmente sono i cristiani, o i muslim sunniti. anche se ci sono tanti sunniti poveri, e qualche sciita ricco ci sara'no? comunque, chi ha il potere se lo tiene, e chi ha i soldi pure. e considerando che la maggior parte della popolazione non ha e non avra' mai accesso non solo alla bella vita ma proprio in determinate zone della citta' (non ci si mischia tra quartieri, nonostante l'abbattimento della green line che divideva zona musulmana da quella cristiana, al di la di chi va al ristorante non si vedono molti muslim nelle zone cristiane e viceversa), insomma il dubbio che si voglia tenere la situazione cosi' un po' ti viene.
per quanti sforzi fai, comunque esiste una fetta - enorme - del Libano, che e' quella povera, tradizionale, non quella delle ragazze dal seno rifatto o dei ragazzi con i jeans dolce & gabbana e il suv mercedes con i vetri oscurati, che non vedrai mai e che continuera' a rimanere fuori dalla torta.

piccola nota di costume locale (casomai foste interessati): la sanita' in Libano e' pubblica (per i poveracci, ed e' meglio non entrare MAI nella propria vita in un ospedale statale) e privata (cliniche per i ricchi secondo il sistema americano che se non hai i soldi crepi perche' vuol dire andare all'ospedale statale). i settori privati che vanno di piu' e che costano meno sono: odontoiatria e ...... chirurgia estetica. tutti (i ricchi) hanno denti perfetti, nasi alla francese (anche gli uomini) e tette giganti. giuro. le ragazze libanesi, sempre perche' si devono distinguere, hanno tutte seno e naso rifatto, mani e piedi di manicure, vestiti alla moda, trucco vistoso.
se a qualcuno interessa (in un modo o nell'altro...) fatemi sapere!

un abbraccio e scrivete - altrimenti io non scrivo piu'!
Costy

lunedì 28 maggio 2007

war games

ti accorgi di stare dentro un ingranaggio molto ma molto ma molto più grande di te quando te bella bella te ne stai andando al mare, con la radio libanese che sempre per scimmiottare questo grande occidente evoluto, mette musica trash anni 70-80 alle 11 di mattina, e insieme a te sulla strada che va a nord vedi: carri della croce rossa (vabbè, porteranno medicine ai feriti), carri unrwa (vabbè porteranno aiuti ai palestinesi sfollati), carri militari di cose strane che sembrano bombole del gas. sono missili. MISSILI.
non è segreto di stato che nelle notti scorse sono arrivati aerei sauditi e americani carichi di armi in rinforzo all'esercito libanese. In realtà gli "aiuti" erano previsti da mesi tramite accordi, sempre per rafforzare le democrazie del medio oriente contro il nemico musulmano (in questo caso hezbollah, che gli americani temono peggio della peste), ma date le circostanze gli usa hanno preferito mandare già un po' di roba. non si sa mai no? possono sempre tornare utili..

la situazione sul "limbo" è la seguente: è in corso una specie di "tregua" (non ho capito se e quanto negoziata e da chi) per favorire l'uscita dei palestinesi dal campo, ne sono rimasti ancora circa 15.000, cioè poco meno della metà, gli altri sono tutti scappati nei giorni scorsi, e la sera ogni tanto si sparano due tre colpi tra esercito e fatah al islam tanto x ricordarsi che sono in guerra.
questo esodo forzato dei palestinesi, aiutati dal governo (questo aiuto, diciamolo, puzza un po' no?), vuol dire che non si vogliono vittime civili palestinesi (in più rifugiati), quindi evitare di aprire un vaso di pandora che nemmeno ve lo sto a dire. però sommiamo la corsa agli armamenti a questo esodo, insomma il dubbio che qualcuno voglia una guerra ti viene.
il dubbio che non sia solo una scaramuccia locale per la leadership dei campi, al massimo aiutata dalla siria per mettere in ginocchio il governo libanese antisiriano, ti viene.
il dubbio che sia una cosa mastodontica, molto ma molto più grande di te ti viene. specie quando scopri che arrivano armi americane e saudite (la "coalizione anti-sciita", dopo l'11 settembre amici come prima). poi fai due ciappini (cit. Zanello) su internet, e ti salta fuori questo:
http://www.newyorker.com/reporting/2007/03/05/070305fa_fact_hersh
e allora i pezzi man mano in qualche modo in testa ti appaiono collegati, ma è tutto talmente mischiato che non riesci a capire. capisci solo che ognuno partecipa nel momento in cui può ottenere dei vantaggi, e che il nemico del tuo nemico è tuo amico. queste sono le uniche logiche che riesco ad afferrare.
per il resto, se veramente gli usa hanno finanziato fatah al islam per usarlo contro hezbollah (afghanistan 1980 vi dice qualcosa?) e stanno preparando una guerra, io non ne ho idea, e secondo me nemmeno loro.
vedi solo questi segnali, apparentemente scollegati, tipo nasrallah che nel suo mega discorso di venerdì scorso (anniversario del ritiro israeliano dal libano del sud nel 2000, festa nazionale per gli sciiti) usa il conflitto per attaccare siniora accusandolo di non essere in grado di risolvere politicamente una crisi e di dover chiedere aiuto sempre agli usa. ieri elezioni in siria, basher al asad unico candidato riconfermato per i prossimi 7 anni con il 98% dei consensi. Poi, il tribunale internazionale dell'ONU (per far luce sulla morte di Hariri, dopo che la commissione di inchiesta onu aveva accusato ufficiali libanesi e siriani di essere coinvolti, indi per cui hezbollah e la siria non vogliono assolutamente che si faccia per ovvi motivi, e i loro alleati cristiani di Aoun -l'opposizione al governo, quelli piazzati con le tende in centro- idem) che pare sia in via di creazione... insomma, senti degli ingranaggi che si muovono sopra di te, e tu puoi solo guardare.
per ora stai lì, e ognuno, che si improvvisa analista, me compresa, dice la sua. chi dice che entro una settimana farò i bagagli, chi dice che non si sa, chi dice che qui è sempre così, chi dice che è tutta colpa del tribunale, chi di israele, chi degli americani, chi della siria. i complottisti non mancano qui!

io non so cosa credo, so solo che percepisco che questa terra ha una capacità di catalizzare i conflitti che se non fosse tragica farebbe anche ridere. credo che da sempre chiunque viene qui e si fa i comodi suoi, finanziando questo per combattere quest'altro, finché le parti non si sono invertite e allora finanzi il tuo vecchio nemico contro il nuovo. realizzo come non mai che il vero cancro del medio oriente è la questione palestinese, perché ognuno l'ha usata come e quanto voleva solo finché gli tornava comodo. incluso il voler costruire blocchi "di inciviltà". e tutti sono andati a farsi la guerra, o a portarsela dietro, sul Libano.
e credo, perdonatemi la retorica, che questi macro ingranaggi di blocchi che tanto piacciono ai neo cons, e a chi, diciamolo, insegue il soldo, alla fine infettano i micro ingranaggi, ancora più complicati perché complessi, del mini Libano, paese grande quanto l'Abruzzo ma con una storia da far paura a tutti. che poverello, ce la mette tutta, ma non ce la fa. perché ogni volta che prova a rialzarsi, viene ributtato giù. dal suo stesso interno. da quelli che per perseguire i loro micro ingranaggi, si sono alleati con quelli che muovono i macro.
questo è il nuovo videogioco del medio oriente. incredibile, anche quando ci sei dentro.

stasera - per ora - niente bombe, e nemmeno i clacson nella via. forse stanotte si dorme tranquilli!

a presto
Costy

domenica 27 maggio 2007

ahlan wa salhan nel limbo libanese

è passata una settimana dall'inizio di quello che io sto chiamando il "limbo libanese", uno stato che pare sia l'unico - mentale, fisico, psicologico, politico - che si possa vivere qui. nel senso, che da quando è iniziata la guerriglia al nord, ci sono piombata dentro in pieno. come quando caschi in una piscina, e tutti i movimenti diventano lenti, e poco a poco inizi a capire che da quella piscina non ci uscirai mai. e che, se va bene, può rimanere così. sennò peggiora.
inizi a capire che è inutile che passi le giornate a leggere le news, o a chiedere a tutti cosa ne pensano e a fare mille ipotesi da Risiko. no, il limbo viene da te. è un'aria che respiri, che respirano tutti. che ti blocca il cervello, che ti fa crollare ogni sicurezza, ti snerva ed esaurisce, e non ti abitui al fatto che ti ci devi abituare.
ogni giornata è maledettamente uguale o diverissima dalle altre. gli intervalli temporali sono dilatati al massimo, e ogni giorno sembra durare 50 ore. poi, ti alzi il giorno dopo, e pensi che è già passato un mese, che questa settimana di paranoia mentale e militare è quasi volata, e che in fondo non è cambiato molto. loro sono sempre lì, ogni tanto si sparano, muore qualcuno e via. sei solo tu che ci sei più dentro di prima. mi sento quasi libanese. ci voleva la bomba dietro casa? la vita dell'ambasciata in pseudo preparazione di una possibile potenziale ipotetica ecc ecc emergenza? o è il semplice tempo fisiologico? non so, so solo che se questa "guerra about to come" ha dilatato il tempo esterno, ha incredibilmente accelerato il mio, facendomi cambiare nel giro di pochi giorni il mio vivere qui. il cervello va a mille, tra ansie inutili e vere, cartine e mappe aperte, e discorsi da analista internazionale del pentagono.
il fatto è questo: se gli scontri a nord peggiorano, sarà la guerra. civile? internazionale? non si sa. ma si attende. e in tutto questo, anche se è da mercoledì che non scoppia una bomba in città, beh è solo questione di giorni, ore, serate. scherziamo facendo il "totoquartiere", ma poi ti assale l'ansia se solo devi uscire a fare una ricarica del cellulare.
chiariamo, non vivo in trincea, né siamo (not yet?) in tempo di guerra. siamo nel limbo. i libanesi vivono la loro vita normale, ma a metà. di giorno le spiagge sono affollate, ma la sera i ristoranti sono vuoti. loro, che sono i primi a reagire, e a dire che "la vita non si ferma per due bombe", in realtà hanno paura. i programmi si ipotizzano, ma non si decidono. le frasi sono piene di "inshallah", "if the situation doesn't get worse" ecc ecc, che detto da loro, che ne sanno a pacchi di vita di guerra, insomma capisci che l'atmosfera non è più quella di prima. non c’è solo tensione, ma anche disillusione, stanchezza, delusione, incazzatura, e un po' di dovuto atteggiamento di cautela.
momenti di paranoia assoluta ti prendono, insieme a crisi di ansia, ti sembra di affondare nel tunnel della corsa agli armamenti, della clausura forzata perché ogni macchina ti sembra carica di esplosivo. magari mezz'ora dopo invece esci tranquillamente a farti la spesa. è così. il tuo limbo mentale si mischia a quello della città, delle altre persone, dell'atmosfera. una cosa indescrivibile, che ti assorbe energie come una spugna. e al tempo stesso, se separi l'emotività dal cervello, ti "affascina" scientificamente, se così si può dire. ti stupisce, ti incuriosice capire com'è, come agisce. il cervello guizza, e macina pensieri.
e allora ho deciso che, data questa condizione forse irripetibile, e sicuramente indescrivibile, beh io ci provo a descriverla. in ogni momento che mi può passare per la testa. e descrivere, più o meno in diretta, cosa succede. non solo nei miei nervi, ma anche qui a beirut, e nel libano. non perché mi autoelegga a unico referente sul conflitto libanese, ma perché mi piacerebbe raccontarvi quello che io vedo, sento, percepisco, leggo. ecco il blog. verde, come i cedri del libano. per il resto, ogni suggerimento è ben accetto.

ahlan wa sahlan (benvenuti) nel limbo libanese.

Costy

sunday bloody sunday

lunedì 21 maggio 2007
ciao a tutti,
una mail breve e collettiva, perdonatemi, per spiegarvi un po' cosa sta succedendo in questi giorni in Libano. la premessa è che io leggo dalle stesse fonti vostre, cioè giornali on line e cartacei, ma dato che so che repubblica copia da ansa che copia da al jazeera ecc ecc alla fine quello che esce fuori è spesso incompleto, o inesatto, e allora ci aggiungo quello che vedo con i miei occhi, qualche ricerchina on line, due chiacchiere con qualcuno, un paio di pensieri. quindi prendete con le pinze le mie conclusioni. i fatti sono quelli che sono, il resto sono miei pensieri. per chi conosce un po' l'area e le topics del medio oriente, sapete che mille cose si legano insieme, senza che ci sia un unico filo conduttore, anzi, spesso non si trova nemmeno l'inizio!
dunque, ieri mattina sono scoppiati degli scontri, presto degenerati, vicino Tripoli, 90 km a nord di beirut, tra esercito libanese e un gruppo islamista chiamato Fatah Al Islam, che da qualche mese ha fatto la sua base in due campi profughi palestinesi, uno vicino Tripoli appunto e uno vicino Sidone, 40 km a sud di beirut. gli scontri sono stati solo al nord, e da ieri mattina non sono ancora terminati, nonostante un breve cessate il fuoco oggi pomeriggio per permettere ai soccorsi di entrare nel campo profughi e raccogliere vittime e feriti. il gruppo armato in questione pare sia un distaccamento di un altro gruppo siriano, Fatah al Intifada, che raccoglie jihadisti tra Iraq, Saudita, ecc ecc. e li manda a fare proselitismo tra i palestinesi, che qui in Libano vivono peggio dei paria. non hanno diritto a proprietà, professioni, identità ecc. quindi insomma terreno fertile. secondo il governo libanese fatah al islam sarebbe una civetta dei servizi segreti siriani, ma ovviamente nessuno te lo viene a dire!! però i palestinesi del campo si sono presto affrettati a distanziare, e anche hezbollah, che controlla il sud del paese, ha fatto cerchio intorno all'esercito schierandosi contro la milizia. cioè in pratica li stanno isolando, anche se il governo come sapete è fermo da 4 mesi. in sostanza sarebbe un gruppuscolo estraneo e con l'unico obiettivo di destabilizzare l'equilibrio. l'esercito libanese non può entrare nei campi palestinesi, quindi il gruppo armato si è barricato dentro e l'esercito bombarda da fuori. vi lascio immaginare le conseguenze sui civili. che già sono profughi e pure palestinesi quindi abbastanza sfigati di loro.
cosa succederà? non lo sappiamo, per adesso stiamo a vedere. 1. se l'esercito fa fuori tutti, tipo jenin 2004, 2. se si contagia il risentimento palestinese (per ora le bombe se le stanno beccando loro, e non è detto che dagli altri campi stiano a guardare) verso l'ennesima violenza e questa scenderà verso sud, 3. se questa cosa verrà sfruttata dall'opposizione del governo (il gen Aoun, ex falangista cristiano ora improvvisamente filosiriano -convertito anche lui sulla via di damasco?-e alleato con gli sciiti per far cadere il governo siniora) per causare ennesimi scontri politici, 4. ipotesi peggiorissima, innesco di una nuova guerra civile tra filo siriani e cristiani, anche se dal 75 a oggi gli schieramenti sono molto più trasversali e in sostanza sono un po' tutti contro tutti, 5. reali potenzialità di questo gruppo, che è armato ed equipaggiato dalla siria e minaccia il jihad attraverso tutti i campi profughi del libano. 6. se magari finisce tutto in un paio di giorni e via.
i giornali titolano "scontro con al qaeda": non è proprio così. pare che i contatti ci siano, proprio perché i guerriglieri provengono dal cancro iraq e passano attraverso (in tutti i sensi) la siria e l'arabia saudita, ma non è che combattono sotto il franchising al qaeda, quindi occhio alle parole. metodi (guerriglia/attentati suicidi) e obiettivi (jihad locale/jihad globale) sono diversi. sicuramente saranno in contatto, ma non c'è nessuno scontro di civiltà in corso.
non sappiamo cosa succederà, dobbiamo solo aspettare. e dato che qui come vi ho detto i fili che si intrecciano sono molti non si può mai sapere. dalla morte di hariri anche se la siria è andata via dal libano sono continuati attentati contro personaggi cristiani/filooccidentali (non sono sinonimi!!!)/insomma potenzialmente scomodi, vedi ministri, giornalisti ecc, quindi lo scontro è ancora aperto.
poi, questione bomba a beirut: c'è stata e si è sentita. nel quartiere cristiano, ma non nei luoghi della movida notturna, quindi forse e dico forse era solo un "avvertimento" della serie "guardate che noi ci siamo sempre", poi non si sa se effettivamente era collegata agli scontri o qualcuno ne ha approfittato per fare altri casini. cmq, nessun coprifuoco o direttive ufficiali dall'ambasciata, solo "stare accorti". tipo, la spesa me la faccio dal fruttivendolo invece che al supermercato, evitare l'evitabile, ecc. almeno per questi primi giorni, appena capiremo che piega prende il tutto si vedrà.
io non sono in pericolo, e anzi ve lo dico subito che se gli scontri scendono faccio fagotto e torno. ma per adesso si sta tranquilli, vivo tra l'ambasciata e il convento, che è uno dei punti di fuga in caso di crisi, e qui intorno la vita di quartiere è normale. life must go on, dicono i libanesi, dopo 26 anni di guerra civile e 14 di occupazione siriana. io ancora la loro "scioltezza" non ce l'ho, ma alla fine basta stare un po' attenti credo. in ogni caso, la mia tutor è la n 2 dell'ambasciata, quindi
scappo prima io dell'ambasciatore!!
battute a parte, state tranquilli, leggete l'ansa, che ha una sede qui a
Beirut e le sue notizie sono abbastanza attendibili, o al jazeera inglese,ma senza ansie.
per qualsiasi cosa, chiamatemi o mandatemi sms al cell libanese.
un abbraccio a tutti,

Costy

sabato 26 maggio 2007

l'avventura continua

martedì 8 maggio 2007
Salve a tutti,

mi credevate sepolta tra le macerie di qualche palazzo? Annegata tra gli scogli? Cinturizzata e mandata alla morte dagli Hezbollah? Schiavizzata dall'Ambasciatore? e invece ce l'ho fatta!!! (nonostante duure prove di cui leggerete qui sotto) ho superato la traumatica prima settimana, e quasi quasi inizio a fare una vita "normale".
lavoro in ambasciata: dopo averci fatto marcire senza nulla fare x due giorni, e dopo averci mandato ad un noiosissimo forum economico in arabo (ma con pranzo di gala da paura in hotel 5 stelle di quelli che il cameriere che è più in tiro di te ogni due minuti passa con succo d'arancia, spumante ecc... e c'era pure la fontana dorata con i delfini di marmo sulla terrazza!) , da ieri si sono svegliati e ci fanno correre come due matte. niente di fondamentale per il ruolo dell'Italia in Libano, rassegne stampa, rapportini ecc, ma si trotta! cmq ho individuato le seguenti cose: al piano zero c'è l'istituto di cultura con una signora romana simpaticissima, al piano 1 noi, l'ICE e l'ufficio visti, però tutti si sbagliano e vengono da noi col permesso di soggiorno in mano. al piano 2 i contabili, che ci hanno già invitato domani sera alle loro cene settimanali (evvai pasta!!) e il venerdì si fanno la spaghettata in ambasciata x pranzo, e al terzo i diplomatici, "le persone serie", quelli per cui lavoro io. fuori due carabinieri simpaticissimi e un centralinista che ogni volta si sbaglia a ordinarmi il pranzo. insomma, la vita in ambasciata comincia a prendere forma.
Poi, sto tentando di capire questo pazzo Libano, e guardarmi intorno. domenica siamo andati (io, l'altra stagista e degli amici suoi simpaticissimi) a fare un giro a Tiro (quella di Tiro e Sidone dei fenici), ed è stato bellissimo! intanto, ritorno alla vita mediorientale, quella di stare in 6 più il tassista stipati in una macchina con la strada piena di buche, di fare un giro per i suq, trovare il fornaio vicino alla moschea ecc. Tiro è una cittadina bellissima, un po' (tanto) povera, con il porticciolo dei pescatori e le case mezze diroccate, però ha delle spiagge bellissime e le rovine romane che arrivano al mare! scena tipo gladiatore... abbiamo pranzato da un vecchietto al porto che fa solo pesce grigliato o fritto, e le solite salsine libanesi buonissime! temperatura 50°!!
l'esperienza pulp, dopo l'andata modello sardina, è stato il ritorno modello mercato del pesce. prendiamo un autobus, e qui gli autobus devono viaggiare pieni. non hanno fermate, si fermano a comando x far salire e scendere la gente lungo il loro percorso. e quando il percorso è di 80 km immaginatevi il piacere... praticamente oltre all'autista c'è un aiutante che viaggia mezzo di fuori ed ha il compito di chiedere (urlare, secondo me alla fine non hai scelta, sali per disperazione) alla gente se sale, e organizzare i posti (chiaramente scende sempre prima quello piazzato in fondo..), con un gran daffare di alzati, spostati, fai scendere, togli il piede, apri il sedile, metti la borsa.. tutto questo con musica araba a palla dopo una giornata passata a 50° a camminare. rilassantissimo! sono arrivata a beirut (2 bus più altro pulmino tipo taxi) in preda ad un esaurimento nervoso isterico. però mi sono riappacificata con il libano, appurato che beirut è l'unico posto del medio oriente che non sa di medio oriente, appena uno lo realizza va già meglio. il sud del libano adesso è il posto più affollato del mondo, tra militari unifil (tutti italiani quelli che abbiamo visto noi), cooperanti (italiani pure quelli) e personale vario, turisti zero ovviamente, e c'è una grande attività di risanamento sociale e fisico. lì sono sciiti sciiti, di quelli che le bambine hanno già il velo, per cui anche culturalmente c'è un discorso non indifferente. cmq vedremo se sta cooperazione funziona..
piccola nota di folklore locale: aggiungi un posto a tavola.
dopo le zanzare assassine, il verme solitario in stanza, e bacarozzi vari, c'è stato anche l'incontro con ... topo gigante che si fa i giri nella nostra cucina. abbiamo mattonato tutti i tombini del pianoterra, ma sta bestia trova sempre il modo di farsi un giro nella nostra spazzatura (da quando sono qui due volte). non vi dico il piacere e il rilassamento... cmq per fortuna è tutto negli armadi o in frigo. e poi per fortuna a casa non mangio mai!! dopo questa nota sulla fauna locale, vi saluto.
baci bacini bacetti

Costy

santa banana

1 maggio 2007

salaam aleykum dal libano, cioè da quella città di pazzi (da quanto ho capito) che è beirut.
se vi avessi scritto domenica, giorno dell'arrivo, sveglia dalle 4.30 della mattina, dopo aver litigato col tassista che voleva a tutti i costi portarmi in un hotel di amici suoi e che continuava a rialzare il prezzo durante la corsa (ma si è mai visto??), dopo aver visto i presidi sciiti circondati dai militari in pieno centro, dopo aver visto la mia co-stagista che snocciolava il suo arabo yemenita-giordano-siriano-napoletano come la fede il suo english colleferrino.. sicuramente sarebbe stata una mail diversa! dalla disperazione mi si era chiuso lo stomaco (a me!!), e alle 8 ero dentro al letto. non mi sono addormentata fino alle 11 ma vabbè. per fortuna in borsa avevo ancora una banana italica...santa banana!
la disperazione è riapparsa nel tardo pomeriggio (e credo che riapparirà ogni tanto) quando ho scoperto che internet non funzionava, che dagli internet point chiamare con skype è impossibile, che il supermercato che ieri ricordavo tanto vicino poi così vicino non era.
ora internet funziona, il supermercato è aperto fino alle 10 di sera e insieme al succo di ananas libanese, al tè (per ora industriale) ci ho infilato anche olio di oliva, special k e 1 pacco di farfalle de cecco.
forse da domani andrà ancora meglio.
dove sono: stanza in convento di frati (di numero 3: 2 liban, 1 italiano supermillenario troppo simpatico umbro o toscano) con stanze per ospiti perlopiù affittate a cooperanti (per ora ragazze) di varie ong cesv, cosv, cusv, cciss (cooperare informati) ecc. il posto, a parte le zanzare assassine, è carino e pulito, c'è un giardinetto con panchine e tavolini, peccato che tutto intorno, come in tutta la città, stiano costruendo grattacieli quindi c'è un rumore perenne di scavatrici e muratori vari, e la cucina, che per noi italiani in terra straniera è un punto di riferimento più dell'ambasciata, è un buco minuscolo, più un fornello di appoggio che altro. ma secondo me riuscirò a farmi anche una pasta prima o poi.
intorno, solo case e grattacieli in costruzione. gli edifici bombardati vengono direttamente buttati giù (giri l'angolo e per poco non cadi in un ground zero) e ricostruiti sottoforma di grattacieli, centri commerciali, banche ecc. un anonimato da spavento. d'altronde questo era ed è il progetto di modernizzazione e ricostruzione "solidère" del povero rafiq hariri, e la completa distruzione dei luoghi di guerra significa anche rimozione per quanto possibile della memoria della guerra che pare in questo paese sia molto lunga. un paese un po' sfigato il libano.
oltre questo quartiere desolante, al momento occupato da presidi sciiti e miliziani cristiani che da 4 mesi sono piazzati lì in tendopoli varie circondati da militari che fanno cintura di sicurezza, verso ovest c'è il quartiere di hamra, vicino al campus americano. negozi, chioschetti, librerie, molto carino (e vivo!! un sospiro di sollievo..), oltre ancora, il mare. in costruzione pure quello. moli, porti privati, accessi al mare.... tutto un gran cantiere!
dove sono io invece, gemmayzeh, più a est, è la via della movida: ristoranti, locali... pare sia tutto qui sotto. per ora mi sono fermata al ristorante sotto casa, distanza 4 metri, punteggio 5 stelle. 8 euro e ti sfondi, narghile incluso. per ora nessuna conseguenza intestinale. forse mi si è chiuso pure quello!
c'è un misto di nuovo e diroccato, nessuna atmosfera gerusalemmica di incontro di religioni e culture. solo mi pare un gran sbandamento. l'idea che da un momento all'altro tutto può peggiorare o migliorare, e a quanto ho capito la flessibilità è estrema. la città non si chiude, ma pare che nemmeno si esploda di gioia. i ristoranti sono pieni di gente, soprattutto giovani. ma i più anziani, gli artigiani, i poverelli sembra che guardino questa trasformazione che avviene sopra di loro senza poterci fare niente, e ne rimangono un po' tagliati fuori.
l'ambasciata è un palazzo bianco ultra-moderno, fuori dalla città arroccato sulle colline, un quarto d'ora di taxi (con guida libanese, noi ci metteremmo una mezz'ora buona). tutti molto formali ed eleganti. speriamo che sia solo un'impressione!
ah un'altra cosa fondamentale, esistono gli incroci, e anche i semafori, ma sono spenti. chi passa passa, e passano i primi e i più svegli. nessuna calma indiana dove eri sicuro di rimanere illeso, e nessuna parvenza di regole di precendenza. per attraversare devi solo buttarti. poi ti evitano loro. per adesso mi hanno tutti evitato!!
episodio cult: dopo 4h a piedi in giro per beirut, io ed eleonora decidiamo di fermare un taxi o un "service", cioè macchine anche taxi che ti portano se sei sulla loro strada tipo autobus e ad un certo punto ti scaricano. in un quarto d'ora non ne è passato manco mezzo. avevamo destato l'attenzione di un gruppo di operai (accanto ad ennesimo cantiere, l'edilizia qui va un sacco se qualcuno vede ricucci glielo dica) che stavano salendo su un bus per tornare a casa. passano accanto, il tipo si sporge e ci chiede dove andiamo. io "no grazie", eleonora "gemmayzeh grazie". il tipo ci fa cenno di salire. esperienza pulp!! ci sistemiamo in fondo in fondo, seminascoste tra tutte quelle teste, che cantavano sulla musica della radio, o si riposavano, o ci guardavano di straforo tipo aliene. io tentavo di sprofondare nel sedile!per non farci sentire proprio marziane hanno caricato anche un altro paio di persone, e poi per fortuna si sono ricordati di farci scendere! costo della corsa, mille lire libanesi. fare il cambio è facile, le lire libanesi valgono quanto le lire italiane!!
ah ho anche un numero libanese di telefonino ("per essere sempre reperibili, noi dobbiamo sempre sapere dove vi trovate"), ma anche per ricevere i messaggini dagli amici no?? +961 70 831904. ogni tanto rimetto anche la scheda italiana x controllare..
che altro dire.. se non.. inshallah!
fatevi sentire, consolatemi =), fatemi sapere che combinate.
un abbraccio,
Costy
 
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