sabato 26 maggio 2007

santa banana

1 maggio 2007

salaam aleykum dal libano, cioè da quella città di pazzi (da quanto ho capito) che è beirut.
se vi avessi scritto domenica, giorno dell'arrivo, sveglia dalle 4.30 della mattina, dopo aver litigato col tassista che voleva a tutti i costi portarmi in un hotel di amici suoi e che continuava a rialzare il prezzo durante la corsa (ma si è mai visto??), dopo aver visto i presidi sciiti circondati dai militari in pieno centro, dopo aver visto la mia co-stagista che snocciolava il suo arabo yemenita-giordano-siriano-napoletano come la fede il suo english colleferrino.. sicuramente sarebbe stata una mail diversa! dalla disperazione mi si era chiuso lo stomaco (a me!!), e alle 8 ero dentro al letto. non mi sono addormentata fino alle 11 ma vabbè. per fortuna in borsa avevo ancora una banana italica...santa banana!
la disperazione è riapparsa nel tardo pomeriggio (e credo che riapparirà ogni tanto) quando ho scoperto che internet non funzionava, che dagli internet point chiamare con skype è impossibile, che il supermercato che ieri ricordavo tanto vicino poi così vicino non era.
ora internet funziona, il supermercato è aperto fino alle 10 di sera e insieme al succo di ananas libanese, al tè (per ora industriale) ci ho infilato anche olio di oliva, special k e 1 pacco di farfalle de cecco.
forse da domani andrà ancora meglio.
dove sono: stanza in convento di frati (di numero 3: 2 liban, 1 italiano supermillenario troppo simpatico umbro o toscano) con stanze per ospiti perlopiù affittate a cooperanti (per ora ragazze) di varie ong cesv, cosv, cusv, cciss (cooperare informati) ecc. il posto, a parte le zanzare assassine, è carino e pulito, c'è un giardinetto con panchine e tavolini, peccato che tutto intorno, come in tutta la città, stiano costruendo grattacieli quindi c'è un rumore perenne di scavatrici e muratori vari, e la cucina, che per noi italiani in terra straniera è un punto di riferimento più dell'ambasciata, è un buco minuscolo, più un fornello di appoggio che altro. ma secondo me riuscirò a farmi anche una pasta prima o poi.
intorno, solo case e grattacieli in costruzione. gli edifici bombardati vengono direttamente buttati giù (giri l'angolo e per poco non cadi in un ground zero) e ricostruiti sottoforma di grattacieli, centri commerciali, banche ecc. un anonimato da spavento. d'altronde questo era ed è il progetto di modernizzazione e ricostruzione "solidère" del povero rafiq hariri, e la completa distruzione dei luoghi di guerra significa anche rimozione per quanto possibile della memoria della guerra che pare in questo paese sia molto lunga. un paese un po' sfigato il libano.
oltre questo quartiere desolante, al momento occupato da presidi sciiti e miliziani cristiani che da 4 mesi sono piazzati lì in tendopoli varie circondati da militari che fanno cintura di sicurezza, verso ovest c'è il quartiere di hamra, vicino al campus americano. negozi, chioschetti, librerie, molto carino (e vivo!! un sospiro di sollievo..), oltre ancora, il mare. in costruzione pure quello. moli, porti privati, accessi al mare.... tutto un gran cantiere!
dove sono io invece, gemmayzeh, più a est, è la via della movida: ristoranti, locali... pare sia tutto qui sotto. per ora mi sono fermata al ristorante sotto casa, distanza 4 metri, punteggio 5 stelle. 8 euro e ti sfondi, narghile incluso. per ora nessuna conseguenza intestinale. forse mi si è chiuso pure quello!
c'è un misto di nuovo e diroccato, nessuna atmosfera gerusalemmica di incontro di religioni e culture. solo mi pare un gran sbandamento. l'idea che da un momento all'altro tutto può peggiorare o migliorare, e a quanto ho capito la flessibilità è estrema. la città non si chiude, ma pare che nemmeno si esploda di gioia. i ristoranti sono pieni di gente, soprattutto giovani. ma i più anziani, gli artigiani, i poverelli sembra che guardino questa trasformazione che avviene sopra di loro senza poterci fare niente, e ne rimangono un po' tagliati fuori.
l'ambasciata è un palazzo bianco ultra-moderno, fuori dalla città arroccato sulle colline, un quarto d'ora di taxi (con guida libanese, noi ci metteremmo una mezz'ora buona). tutti molto formali ed eleganti. speriamo che sia solo un'impressione!
ah un'altra cosa fondamentale, esistono gli incroci, e anche i semafori, ma sono spenti. chi passa passa, e passano i primi e i più svegli. nessuna calma indiana dove eri sicuro di rimanere illeso, e nessuna parvenza di regole di precendenza. per attraversare devi solo buttarti. poi ti evitano loro. per adesso mi hanno tutti evitato!!
episodio cult: dopo 4h a piedi in giro per beirut, io ed eleonora decidiamo di fermare un taxi o un "service", cioè macchine anche taxi che ti portano se sei sulla loro strada tipo autobus e ad un certo punto ti scaricano. in un quarto d'ora non ne è passato manco mezzo. avevamo destato l'attenzione di un gruppo di operai (accanto ad ennesimo cantiere, l'edilizia qui va un sacco se qualcuno vede ricucci glielo dica) che stavano salendo su un bus per tornare a casa. passano accanto, il tipo si sporge e ci chiede dove andiamo. io "no grazie", eleonora "gemmayzeh grazie". il tipo ci fa cenno di salire. esperienza pulp!! ci sistemiamo in fondo in fondo, seminascoste tra tutte quelle teste, che cantavano sulla musica della radio, o si riposavano, o ci guardavano di straforo tipo aliene. io tentavo di sprofondare nel sedile!per non farci sentire proprio marziane hanno caricato anche un altro paio di persone, e poi per fortuna si sono ricordati di farci scendere! costo della corsa, mille lire libanesi. fare il cambio è facile, le lire libanesi valgono quanto le lire italiane!!
ah ho anche un numero libanese di telefonino ("per essere sempre reperibili, noi dobbiamo sempre sapere dove vi trovate"), ma anche per ricevere i messaggini dagli amici no?? +961 70 831904. ogni tanto rimetto anche la scheda italiana x controllare..
che altro dire.. se non.. inshallah!
fatevi sentire, consolatemi =), fatemi sapere che combinate.
un abbraccio,
Costy

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