Mi era talmente piaciuto, come qualcuno avrà inteso dai post deliranti di ben 3 anni fa, che ci sono tornata. Si chiude il cerchio, o si riapre. Il destino, insomma, ci vede benissimo.
Ritrovo posti cari, nomi noti, profumi e sapori che sapevo di aver conosciuto e che non pensavo di ricordare. Lo za'atar è uno di quelli. Ritrovo lo smog che ti asfissia, i clacson che ti assordano. Ritrovo la confusione che mi ricorda tanto Roma, Napoli. Mi sembra che sia passato così poco.
E trovo un sacco di cose nuove! Innanzitutto una vitalità che non avevo mai conosciuto, a causa del destino di questo strano paese per cui un battito di ali di farfalla diventa un ciclone, la vita si spegne, l’ombra della guerra torna e si torna a temere e a diffidare gli uni degli altri, come 3 anni fa. Stavolta (finger crossed h24) si sta tranquilli. Almeno per ora, non ci scordiamo che il Libano è un limbo perenne. Lebanon Limbo. Ma la boccata d’aria "fresca" (si fa per dire), di serenità, di voglia di una normalità a tutti costi si sente e si respira.
Si vede nei nuovi palazzi costruiti, nei nuovi grattacieli che svettano sulla costa, ancora vuoti e trasparenti, si vede nella miriade di nuovi locali e nella quantità di ragazzi in giro. Si vede in una Downtown sempre più artificiale dove ora passeggiano donne velate elegantissime, la borghesia sunnita di Hariri, e dove sta aprendo il Beirut Suq, un centro commerciale superchic con marche degne della globalizzazione doc, da H&M a L’Erbolaire. Si vede a Gemmayseh, dove fioccano nuovi locali stile minimal, luci colorate e djset il sabato sera con cocktail a 10 dollari, lo struscio che non riesci a camminare e la sfilata di ragazzi in gel e giacca di pelle nera e ragazze in mini e tacco a spillo in cerca gli uni degli altri. Si vede a Hamra, dove tra un caffè ed un fast food dopo l’altro sembra di stare negli States, tazza di caffè americano e wireless internet.
Sono i clacson, i service (taxi sgangherati nei quali condividi il tragitto con chi va nella tua stessa direzione) rumorosi, la musica araba a palla che ti ricordano che no, non sei negli States, e nemmeno in Francia, e no, non sei neanche in un paese arabo. Sei a Beirut, habibi.
Ed ecco che allora il blog si resuscita.
Questi sono i miei occhi e le mie orecchie per voi sul Libano, “un paese fantastico, un pazzo scatenato” (cit.).
Bentornata. Bentrovati.
