martedì 26 giugno 2007

pausa di riflessione: "I wish I was in Jamaica"

salve a tutti scusate l'assenza.
ero/sono in pausa di riflessione.

dopo aver ricevuto l'autorizzazione del presidente della repubblica, del parlamento riunito in sessione plenaria e del congresso americano mi sono presa dei giorni liberi, e sono andata a prendere un po' (un bel po') di fresco in terra inglese. appena capisco come si mettono le foto metto anche quelle, nel frattempo fidatevi dei miei racconti! sono andata a vedere i bagni romani di bath, per onorare le mie discendenze ovviamente, ho dormito in B&B degni di un romanzo dell'Ottocento, con signora che la mattina oltre a raccontarti la storia di ogni mattone e albero dei cinquecento villaggi più vicini ti chiedeve "How do you like your eggs?" e ti riempiva di fette di pane tostato e marmellata fatta in casa, mentre cani e gatti ti si addormentavano sui piedi (e tu con loro), sono andata a vedere (da lontano, ammetto ho fatto la pulciara ma tanto i sassi sono sempre quelli) stonehenge e la cattedrale di salisbury, dove per entrambi devi fare un mutuo per entrare, e mi sono beccata la pioggia il 24 giugno coperta tra calzettoni di lana, cappello brand new e mille sciarpe e sciarpette. ah, sono anche andata a sciacquare i panni inglesi ad oxford (la cultura passiva fa sempre bene, cammini tra i college e già ti senti istruito!), in realtà li ho sciacquati nel pimm's, che è una specie di spritz locale alla frutta di quelli che quando te ne accorgi, cioè dopo il decimo bicchiere, è già troppo tardi! in london, ho rischiato la multa in metropolitana (ah, questi italiani.. ma l'atteggiamento gnorri che ho imparato in ambasciata ha premiato! ah vedi che sto stage a qualcosa serve) e visto come i ragazzi posh di shoreditch vivono facendo "gli artisti" (1 caffè: 1.85=3 euro, una gonna cioè un pezzo di tela, 40 euro. giusto giusto artisti..), ho incontrato la vastissima comunità di italiani amici miei all'estero , mangiato schifezze e accolto con gioia la riappacificazione tra il principe william e la fidanzata, ho visitato mercatini di ladri di tutto che rivendevano tutto, tubi dell'aspirapolvere e canne di bicicletta inclusi, e quartieri afro che la domenica mattina dopo la messa sembrava di stare a new orleans, mangiato cibo etiope (davide ti risulta un pane che sa di limone?) e comprato foulard da mami. insomma, una botta de vita, come si dice in arabo.

la pausa di riflessione continua, dopo che ti ricordi che devi andare in libano, che il libano esiste, e che domenica sono morti sei soldati unifil. e sabato altre 8 persone negli scontri a nord. si torna alla dura (per i libanesi) realtà. è arrivato il gran caldo, di quelli che ti otturano cervello e sensi, semmai ne avessi ancora qui in libano, e qui, ora, in mutande con l'aria condizionata a palla e lo zaino da dis-fare, ho deciso che è arrivato il momento delle svolte.
se maometto non va alla montagna, il libano va alla costy. jalla.

punto 1. domani vado in pausa di riflessione a casa per qualche gg, a vedere tutta la gente che doveva venire a trovarmi e ovviamente ha capito che non era molto il caso, a fare il pieno di sole e calmesse e cucina della mamma. bush mi ha autorizzato. e anche il consiglio di sicurezza dell'onu. e la mia capa è in ferie.

punto 2. cambio casa. via il convento della nonna, con topi e bestie varie (ho trovato delle strane cose nere nella doccia... se non fosse che sono al chiuso giurerei cacche di pipistrello -ergo saranno cacche di qualcosa che non voglio nemmeno immaginare scusate la franchezza) e il cucinino che puzza con la donna delle pulizie (pulizie per modo di dire) che si frega la roba. avanti appartamento enorme con 3 ragazzi italici doc, cucina mega (e frigo mega!) e balcone dotato di ogni confort, tra cui basilico per il pesto, barbecue, narghile e piastra per il pane.

punto 3. il lavoro non si può cambiare, ma gliela devo fare. solo per non dargli la soddisfazione di farmi crollare. al leccapiedismo ministeriale, come al giro di comunicazioni/non-comunicazioni gerarchiche non cederò mai. non arriverò mai al punto di rubare penne e scotch dall'ufficio (chissà perché la cancelleria sta in cassaforte..) o telefonare ai miei amici in brasile dalla scrivania, ma almeno "sulla carta" (che qui è l'unica cosa che conta) sono a posto.

punto 4. vita libanese nel weekend. mare mare e ancora mare. o almeno questo è quello che mi sono proposta. altro non si può fare per adesso. al nord combattono, al sud dopo l'attentato di domenica i controlli saranno enormi e non vale la pena andarsi ad impelagare in inutili situazioni. e alla fine sto paese è lungo 100 km x 40. lo spazio è quello!! seguiamo i libanesi. dove vanno loro andremo noi. e allo stabilimento di pierre e friends il pesce alla griglia è buonissimo! in più tra 2 domeniche si commemora l'anniversario della guerra di luglio scorso, ed è in programma una peace parade. spettacolo di capoeira (non mio ma sto migliorando) incluso.


oh, come mi cambia l'umore quando non sto lì dentro!! indovinate dove...

baci a tutti
"I wish I was in Jamaica"... (sentito da una big mami afro su bus double-decker in piena zona 1 di londra)
a presto le foto

Costy

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