sabato 5 novembre 2011

L'Ora della Monnezza


A Beirut, la spazzatura non si butta nel cassonetto.
Non solo perché i cassonetti, dei veri e propri container-bombe batteriologiche da cui spesso, al lancio del sacco, escono gatti spelacchiati e magri come grissini, sono introvabili e quando si trovano, perché li senti a chilometri di distanza, inavvicinabili. Non solo perché c’è sempre qualcuno a cui quello che butti potrebbe far comodo, si chiamano “raccoglitori informali”, un nome very politically correct per indicare coloro che cercano rame, metalli, lattine, plastica per poterli rivendere e fare qualche magro soldino.
Ma perché non sta bene, non sia mai!
Nel country dell’esaltazione della gerarchia e dello status sociale, se c’è qualcuno più in basso di te che può fare qualcosa, beh sarà lui a farlo. Devi cambiare una lampadina? Manda qualcuno – che manderà qualcun altro.. – a comprarla! Devi comprare qualcosa? Fattela portare da un delivery boy come Shankaboot. Vuoi fare la pausa caffè in ufficio? Il caffè te lo farà Madame Pipi, la signora del pianerottolo. Chiedi e ti sarà dato.

In ogni palazzo che si rispetti, e il mio è rispettabilissimo naturalmente, la spazzatura si deposita con nochalance sul pianerottolo. Un degno schiavo passerà a ritirarla ed andarla a buttare.
Tra i degni schiavi sono annoverati: siriani (profughi o meno), egiziani, singalesi.  Spesso sono i guardiani del palazzo, o del parcheggio, o i tuttofare di fiducia del quartiere. Lo schiavo riceve naturalmente una paga mensile, ma certo ci prova sempre quel disgraziato a ricevere una mancetta, con la scusa che la benzina è più cara, la vita è più cara.. e poi quella puzza in ascensore!

La questione dei rifiuti in Libano fa quasi piangere: non esistono discariche, inceneritori, men che meno il riciclo. Discariche “abusive”, dette jabal zbeile, montagne della monnezza, sorgono come colline puzzolenti sul mare di Beirut, Saida, Tiro. O in mezzo alla valle della Bekaa. Fanno ormai parte del paesaggio, ma gli autisti evitano accuratamente di passarci accanto. Di piani urbanistici che prevedano lo smantellamento delle montagne (per metterle dove?) e la creazione di giardini al loro posto ne ho letti tanti, ma non considerano che il territorio ha bisogno di almeno 10 anni per essere decontaminato, e che ormai fauna e flora marina e terrestre, tra cui il pesce che mangiamo e il mare in cui facciamo il bagno, sono avvelenati.

In città, la monnezza personale viene accuratamente passata al setaccio dai cercatori: rame, plastica (i galloni vuoti dell’acqua, da 6 o 9 litri, ad esempio, vanno fortissimo), carta, ma anche vestiti buoni, qualcuno cerca cibo di scarto. Spesso, sapendo che i nostri rifiuti sono ancora ricchezza, prepariamo già le buste di carta, rame, plastica. A volte, camminando nelle viuzze, ci si trova nel bel mezzo del mercato di smercio dell’immondizia, e carretti carichi di bottiglie si affiancano a bustoni di carta, e i ragazzi si scambiano materiali, contrattano sul prezzo.
In alcune zone di Beirut, Sukleen, la società privata per lo smaltimento dei rifiuti urbani creata – e posseduta – dagli Hariri, ha posizionato le campane per la raccolta del vetro e lattine. Naturalmente, solo nelle aree di Beirut in cui “sta bene”. Una bella vetrina di pubblicità, considerando che l’unico riciclo del Libano lo fanno i privati.

L’ora della monnezza nel mio palazzo è intorno alle 6 del pomeriggio. Il nostro gentilissimo e umilissimo portiere sale e raccoglie i sacchetti abbandonati di tutti e 7 pianerottoli in un grande secchione di plastica verde, che poi porterà non so dove. All’uscita dall’ascensore, spruzza persino un (bel) po’ di deodorante per camuffare l’odore.
Se mi trova ad aspettare l’ascensore, che naturalmente rimarrà occupato un po’ più del previsto, si profonde in scuse, ma io non so come ringraziarlo, perché non solo mi risparmia la fatica di arrivare fino al cassonetto, buttare la carta qui la plastica lì, non solo butta tutto quello che mi gira di buttare, che io scarico tutto sul pianerottolo poi se la veda lui, no, grazie a questo sistema io pago anche per avere qualcuno che pulisca la mia coscienza ecologica, che anche quella ogni giorno la butto sul pianerottolo.
Occhio non vede, cuore non duole.

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