martedì 15 marzo 2011

Scendo alla Prossima, Shukran!


Un’altra cosa che si impara bene a fare a Beirut è saltare da/su un autobus in corsa. Ebbene sì, nella terra senza legge dei tassisti criminali, dove non ci sono né treni né autolinee, ci sono gli autobus. Ma non esaltiamoci.

Innanzitutto ci sono due tipi di autobus: quelli “statali” (o comunali?), bianchi e rossi, con il bigliettometro all’ingresso, di quelli che sembrano proprio il biglietto della fiera, escono dal rullo di metallo dopo che hai abbassato la levetta. E il biglietto, correttamente e incredibilmente, dice “1000 lire”, il giorno, l’ora e la linea. Su questi autobus sale spesso il controllore, per cui bisogna ricordarsi di non scambiare il biglietto per la carta del chewing gum.
E poi ci sono gli autobus pirati, ovvero tutti bianchi, senza biglietto: si paga alla fine mentre scendi saltando sopra le altre macchine al volo, sempre 1000 lire. Sono pirati nel senso che fanno la stessa linea (c’è lo stesso numero sul cartello di carta appeso al parabrezza, con la lista delle aree “servite”), ma non concorrenza. O passa uno, o l’altro. A volte se uno è particolarmente vuoto, fa salire i suoi passeggeri sull’altro, non sia mai si lavorasse troppo!

Il mio autobus preferito, e l’unico che conosco, è il 2. Ci posso andare a Capoeira, ad Arabo, a fare la spesa, a Dora (si legge Daura, non so perché) per prendere i pulmini per il mare ecc. Certo, sempre che passi. E per andare a Hamra si passa per Basta di Sotto (sì, c’è anche Basta di Sopra), un quartiere talmente musulmano e sgangherato che non sai se ti trovi a Istanbul o in Siria o invece no, è proprio quella la vera Beirut!

Oggi, vado al capolinea di Hamra, cioè un pezzo di marciapiede, e chiedo quando parte. Il tizio mi fa “tra 5 minuti”, ah, gli rispondo, “five lebanese minutes”, e gli faccio capire sorridendo che allora passerà un sacco di tempo! “no”, ride, “five libian minutes”, e ride tantissimo. Mi dà una pacca sul braccio e mi fa cenno di salire. Inaspettatamente parte quasi subito! L’autista, dal parrucchino color nocciola che gli sta come un ciuffo di crauti sul wurstel, però, decide che oggi invece di arrivare fino ad Antelias, come da “cartello”, si fermerà a Dora, quindi chiede a tutti dove scendiamo. Forse lo può fare perché è “pirata”, in ogni caso io scendo, cioè salto, ben prima!
E così inizia il viaggio, per le viette di Basta, per l’incrocio di Sodeco, c’è chi sale (allora dove vai? Ad Antelias? No, ad Antelias no, io vado fino a Daura), e chi scende, vecchiette dal salto poderoso, uomini baffuti, perché si sa sull’autobus la signora sciccosa non ci sale, che gli si sloga la caviglia e gli si sciupa l’acconciatura. Sarà per questo che mi piace, passano (abbastanza) spesso, nessun tassista ti deve raccontare la storia della sua vita, o conoscere la tua, o fregarti sul prezzo. Gente semplice, come gli studenti o le signore un tempo bellissime ora dimesse con due dita di capelli bianchi prima della tinta, la calza beige e il cappotto ormai pieno di pelucchi, posti semplici, con i polli arrosto fuori, e i negozietti confusionari aperti fino a notte, la rilassatezza nel traffico, perché tanto, le strade sono quelle, e puoi avere il suv o il taxi dell’anteguerra, o l’autobus, ma sempre bloccato nel traffico rimani. Ah, finalmente tutti uguali.

Dimenticavo, le fermate non ci sono. Esistono dei punti di “raccolta”, ma in realtà in qualunque punto del tragitto ti trovi, puoi scendere e salire. Sarà per questo che ci mettono il quadruplo del tempo, è una fermata continua. Ma per non perdere tempo non è che proprio si fermi, ed ecco che allora devi saltare, stando attenta che non passino altre macchine/i motorini suicidi delle deliveries (vedere alla voce Shankaboot)/che non ci sia il pozzangherone dimensioni lago Maggiore/che non ci sia la vecchietta che attende di salire.
Quando si approssima a Place Sassine, la mia “fermata”, faccio un cenno: mi alzo dal sedile, e chiedo gentilmente “amoul marouf” (per favore), lui rallenta: quello è il segnale, è ora di lanciarsi!

2 commenti:

Ana ha detto...

Complimenti per il blog! E molto carino e offre anche tante informazioni utili...potrei chiedere cosa vuol dire esattamente amoul marouf ?.. al inizio quando l ho sentito tempo fa in Libano, pensavo fosse 3amal ma3ruf...pero non ho mai capito benissimo come si usa quest espressione...

c'est moi ha detto...

scusa il ritardo! mi sono accorta solo ora del commento!
sì hai ragione, è 3amoul ma3rouf, ovvero "fai (fammi) un favore" (imperativo maschile singolare), si usa come il "per favore", ad esempio quando ordini al ristorante o chiedi di avere qualcosa cosa (come la fermata).
for more info, scrivimi a costanzapasquali@gmail.com, non sono riuscita a vedere il tuo profilo!

 
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